Perché avere un animale fa bene alla salute

Lola mysoulmate

Perché avere un animale fa bene alla salute

Kitty è una gattina tricolore. Posata, elegante, dignitosa. Di quelle che ripiegano la punta della coda sulle zampine, tutte le volte che si siedono, e che guardano gli umani con un certo sussiego. Da qualche anno vive con Rosa, un’anziana sorridente e gioviale, che passa la mattina a cucinare quando, una volta al mese, il figlio, la nuora e i nipotini le fanno visita. Altrimenti è tutto il tempo da sola, fa qualche chiacchiera con lei o siede di fronte a una scatola luminosa che emette suoni e immagini.

Kitty può uscire, saltando dalla finestra nel giardino sottostante, e incontrare altri gatti, ma Rosa non esce quasi mai, perché fa fatica a camminare. A volte una vicina si ferma a salutarla e scambiano qualche parola dal terrazzo. Kitty sa che gli umani sono esseri sociali, proprio come i gatti, ma le sembra che in quell’enorme cubo di cemento in cui Rosa ha la sua casa, di socialità ce ne sia davvero poca.

Nina

L’anziana, a volte, cambia l’odore. Si addormenta davanti alla scatola luminosa. Kitty capisce che c’è qualcosa di strano e allora la sveglia, saltandole in braccio, leccandole il volto. Quando fa così, Rosa si ridesta, scioglie un cucchiaino di zucchero in un poco d’acqua, beve e la stringe forte, le è grata, la premia. Così, Kitty ha capito qual è la sua missione.

Una sera, l’abatjour è ancora spenta. Rosa si è assopita. Il suo odore è cambiato. Kitty le salta in grembo, la lecca, come al solito. Le posa una zampina sulla mano, sul viso, ma la sua umana non si sveglia. Quell’odore strano è sempre più inquietante. Kitty è preoccupata: le prova tutte, ma Rosa non risponde. Senza perdere un attimo, infila la gattaiola ed esce sul terrazzo. Miagola. Salta in cortile e si guarda intorno, scuotendo nervosamente la punta della coda. Su una panchina poco distante, scorge la conoscente di Rosa. In due balzi la raggiunge, miagola, la chiama, le salta in braccio e poi subito ridiscende, nell’intento di farsi seguire. Finalmente la donna comprende e si avvicina alla finestra, chiamando ‘Rosa’. Quello che accade nei minuti seguenti è strano e concitato: arrivano tante persone, con abiti arancioni, sfondano la porta di casa, circondano Rosa. Kitty controlla passo passo, saltando da un tavolino all’altro, per avere la visuale migliore. Infine l’anziana riapre gli occhi.

“È fortunata, signora!” esclama uno degli uomini in arancione “Il suo angelo custode ha la coda!”

Rosa sorride, mentre gli occhi si bagnano di lacrime:

“È Kitty, la mia gatta infermiera! Non so come, ma sa che ho il diabete.”

NdA: Carissimi Amici, a due o quattro zampe, perdonate le mie velleità narrative alla James Herriot, ma con questa storia, un po’ romanzata e tratta da un fatto vero, voglio esprimere un pensiero semplice: gli animali ci scelgono e ci accompagnano nella vita perché hanno uno scopo ben preciso. Ciascuno deve insegnarci qualcosa, proteggerci, guidarci laddove, da soli, noi umani non riusciremmo ad addentrarci. Un viaggio coraggioso attraverso i meandri della nostra anima è più facile se, ad accompagnarci, è il nostro amico a quattro zampe.

Richy

Silvia Righi

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